Il dibattito sul manifesto di Oxford
Riprendiamo qui un articolo pubblicato sul Caffè del 25.09.2011 a firma Clemente Mazzetta
Il dibattito sul manifesto di Oxford
Il dibattito sul manifesto di Oxford
Quando la politica guarda al passato
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Con Giovanni Jelmini, il presidente del Ppd, che all'ultimo congresso cita don Luigi Sturzo, fondatore del partito popolare italiano ("La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti"), a Enrico Iten, neopresidente di IdeaLiberale, che si rifà al manifesto liberale di Oxford del 1947, i politici sembrano guardare indietro, al passato per andare avanti. Iten si richiama a quel manifesto di Oxford sottoscritto da importanti personalità all'indomani della seconda guerra mondiale, per ribadire che: "Lo Stato è soltanto uno strumento della comunità: e nient'altro". Manifesto più volte aggiornato, alla base dell'Internazionale liberale fondata propria nel 1947, a cui aderisce anche il Plrt, anche se gran parte degli esponenti non ha idea di cosa sia quel proclama. .
Ma è inevitabile rifarsi al passato in politica? Perché questa coazione a ripetere, a rifarsi a testi, vecchi di mezzo secolo? "Perché non esiste linea politica, non si dà concezione ideologica senza passato - risponde il politologo Oscar Mazzoleni -. In altre parole non esiste capacità di elaborare un pensiero ideologicamente e culturalmente fondato senza una selezione di quel che si ritiene importante in una tradizione".
Banalmente, senza passato non c'è futuro. Ma è altresì inevitabile leggere nella volontà di un gruppo, in questo caso IdeaLiberale, di rifarsi alle idee fondanti della propria ideologia, il liberalismo, anche un accenno polemico rispetto al partito liberal-radicale: come a dire: siamo noi di IdeaLiberale gli interpreti fedeli del liberalismo. "È la volontà di ricercare un'autenticità nella tradizione - commenta Mazzoleni -; anche perché senza una tradizione non c'è identità politica e senza identità e difficile immaginare la coesione di un gruppo politico". Il passato è essenziale per dare consistenza, legami, compattezza al nuovo movimento. "Il riferimento alla tradizione può essere realizzato in modo intuitivo - continua Mazzoleni -, in modo selettivo, in modo critico e rinnovato, ma è inevitabile per ogni tipo di opzione politica, vuoi socialista, cattolica, liberale". Insomma non si inizia da una tabula rasa a pensare al futuro. "Si può anche credere che il nuovo possa crescere nella totale dimenticanza del passato, ma poi il passato si vendica - aggiunge il politologo -; si può sostenere che non ci sono più ideologie, ma anche questa è una ideologia".
Dunque, se si vuole rinnovare una linea politica occorre gioco-forza rifarsi a concetti, contenuti culturali sostanziati in un manifesto, in valori politici, in un libro che fanno riferimento al passato. "Anche la mescolanza di ideologie differenti, il sincretismo fra destra e sinistra, il pragmatismo non significa che non ci siano più ideologie - conclude Mazzoleni -. Noi crediamo di fare del nuovo ma siamo sempre dentro a delle tradizioni culturali". Detto altrimenti, in politica non si può progettare un futuro se non si ha un'idea forte legata ad un' elaborazione culturale che sintetizza una concezione. Se non si ha, appunto, un manifesto.
Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Ottobre 2011 14:21 )

