Chi finanzia lo Stato in Svizzera
Proponiamo un'"Opinione" di Angelo Geninazzi, responsabile della sede di economiesuisse della Svizzera italiana, pubblicata sul Corriere del Ticino il 07.01.2012
Chi finanzia lo Stato in Svizzera?
Negli ultimi mesi alcune lettere di lettori hanno incentrato il loro messaggio sulla necessità di garantire una ridistribuzione equa, auspicando che i cittadini più abbienti contribuiscano maggiormente al finanziamento dello Stato. La ridistribuzione, rispettivamente la giusta misura quest’ultima, è da sempre oggetto di dibattiti e controversie. Attraverso il prelievo di contributi obbligatori che superano annualmente i 200 miliardi di franchi (oltre il 43% del PIL elvetico) lo Stato grava massicciamente sull’economia nazionale e mette in atto considerevoli meccanismi di ridistribuzione che però, nel loro insieme, non si lasciano misurare facilmente. La difficoltà di quantificare i contorni di questo fenomeno lascia spesso la porta aperta a slogan facili come “regali fiscali per i ricchi e le imprese”, “concorrenza fiscale rovinosa”, o ancora “alla fine paghiamo sempre noi”.
Per rispondere a queste conclusioni un po’ affrettate e per identificare le cerchie sociali che contribuiscono maggiormente alle risorse destinate alla collettività ricorriamo alle cifre dell’Amministrazione federale delle finanze. Spulciando i dati si scoprono proporzioni interessanti. Le imprese svizzere e il 20% dei cittadini più facoltosi contribuiscono insieme al 57% di tutte le imposte e tasse dovute su suolo elvetico, compresi i prelievi per le assicurazioni sociali. Il restante 80% di residenti in Svizzera partecipa invece alle spese della collettività solo nella misura del 36%. Sempre per quanto riguarda le prestazioni sociali – in particolare l’AVS, l’Assicurazione disoccupazione o l’Assicurazione invalidità – il 20% dei contribuenti meno facoltosi paga il 4% degli importi totali ma, tirate le somme, se ne vede riversare dieci volte tanto; non così la classe più benestante (il 20% superiore), che paga quasi un terzo del totale dei contributi ma ne beneficia in minima parte (9 %).
Queste cifre vanno considerate in particolare da chi con troppa facilità vede nelle imprese una categoria a traino dello Stato, “mantenute” dai contribuenti più umili. In un frangente storico particolarmente delicato e in un contesto internazionale più che mai incerto, le nostre imprese necessitano della fiducia e del sostegno dei cittadini che – dati alla mano – approfittano in larga misura dall’operare di queste strutture.
Il successo della nostra nazione – che nonostante tutto è una certezza mentre altri paesi barcollano – si basa tra gli altri fattori su una fiscalità moderata, che permette allo Stato di svolgere i suoi importanti compiti, ma che lo costringono a spese oculate e a una gestione parsimoniosa. Soprattutto però, si basa su una ridistribuzione dei redditi dai contribuenti abbienti a quelli meno facoltosi, come testimonia l’esempio dell’imposta federale diretta. Il 10% dei contribuenti più ricchi finanziano quasi l’80% (!) di questa imposta sul reddito – nel 1990 era il 68%, nel 2003 il 74% – mentre il 50% dei cittadini meno facoltosi vi contribuisce unicamente nella misura del 2,4% (!). Ancor più eclatante è il dato relativo all’1% dei cittadini più benestanti, che sono all’origine di oltre il 40% dei proventi generati dall’imposta! Questo, anche se può sembrare sproporzionato, va bene così e permette annualmente di riequilibrare, almeno in parte, le differenze sociali nel nostro paese. Ma occorre tenere debitamente conto di queste proporzioni al momento di varare riforme fiscali che rischiano a lungo termine di stravolgere questa situazione favorevole alle classi più deboli. Lo Stato in Svizzera è foraggiato da una cerchia ristretta di contribuenti e da un tessuto economico – ancora – altamente efficiente. Alla luce delle cifre presentate è assurdo mettere in difficoltà queste due categorie. Questo equivarrebbe a minacciare sia i gettiti fiscali di Comuni, Cantoni e Confederazione, sia il finanziamento durevole delle nostre assicurazioni sociali – di per sé una sfida. Se non riusciremo a conservare questo sottile equilibrio che oggi contraddistingue l’oltremodo solidale sistema elvetico, l’autogol sarà di quelli clamorosi: per finanziare annualmente il nostro generoso sistema sociale dovranno forzatamente essere chiamati alla cassa il 30%(!) dei contribuenti esentati dall’imposta federale diretta e il 23% dei cittadini che non pagano le imposte cantonali o comunali. E a quel punto gli auspici dei cari lettori andrebbero a farsi benedire.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Gennaio 2012 15:14 )

