Riprendiamo un'Opinione di Piermichele Bernardo, vice presidente di Idea Liberale, pubblicata sul Corriere del Ticino

51'000 frontalieri = 22'000'000 di priorità

Sfogliando La Regione degli scorsi giorni,  ha attirato la mia attenzione l'articolo  dal titolo "Tutti i lavoratori sulla stessa barca" che aveva l'obiettivo di riferire sul Congresso del sindacato Unia Ticino, tenutosi il 15 ottobre.

Mi ha colpito la citazione - che non condivido, ma della quale ne capisco la motivazione  -  dell'affermazione  "Dobbiamo restare uniti, residenti e frontalieri; svizzeri e stranieri, perché a volte la controparte é  il padronato disonesto".

Io credo che tutti i lavoratori, frontalieri compresi - grazie alla lungimiranza di imprenditori che hanno rischiato  e che  rischiano tutti i giorni del proprio  -  abbiano contribuito a creare il benessere in cui viviamo ; credo pure che tutte le persone  abbiano  il  diritto a poter  lavorare, ma sono però anche  convinto che, specialmente in tempo di crisi,  si  debbano creare delle priorità.

Per i sindacati invece i lavoratori sono tutti uguali in quanto tutti gli aderenti  pagano la quota prevista. Considerato che le quote variano da 15.90 a CHF 50.80 mensili nel caso di Unia, ben si possono capire gli interessi in ballo. Infatti,  considerando un  salario  mensile di CHF 2'800,  il totale e/o il potenziale tornaconto  sulle quote dei 51'000  frontalieri  a CHF 31.80 mensili é di  CHF 1'621'000 mensili ossia (se per 12) CHF 19'461'600 annui,  o di CHF 22''032'000 considerando un salario di CHF 3'400 mensili.

Non é quindi che nella scala di priorità dei sindacati,  non vi siano le soluzioni per la sopravvivenza delle aziende, ma piuttosto l'interesse a mantenere e/o ad accaparrarsi  l'interessante mercato di aderenti del valore di CHF  22'000'000  annui  per il solo piccolo canton Ticino?

Nella mia scala delle priorità, invece,  gli interessi dei ticinesi e dei residenti, sono sicuramente  ben davanti agli interessi dei frontalieri.