La battaglia del senato
Ripendiamo un'Opinione di Alberto Bernardoni, apprezzato membro di Idea Liberale, pubblicata sul Corriere del Ticino
LA BATTAGLIA DEL SENATO
L'autunno climatico coincide con quello melanconico dei patriarchi del tempo che fu. Con tre telefonate si plasmavano politica e affari, venivano create carriere, premiati i diaconi e puniti gli eretici. In loro persiste la nostalgia delle chiavi del regno, dei giorni dei cori e dei congressi gremiti. Soprattutto, la loro analisi politica tuttora si condensa nel dire il nostro era un messaggio perfetto, ahimè non recepito dal popolo bue. Il danno è lì da vedere: il partito che fu protagonista della nostra storia, nel 2007 si è avvitato e proclamato Sant'Uffizio contro chi nel suo seno e con largo consenso aveva guidato la modernizzazione dello stato e, last but not least, lasciato in eredità alla legislazione successiva una serie di bilanci in forte avanzo, nonostante i tentativi tanto goffi quanto indecenti di camuffarli in deficit. Sicché sulle macerie radicali la Lega trionfa e nella sua scia l'UDC, persino la bistrattata Idealiberale ha ottenuto un imprevisto successo di immagine. Vi è che il bue in verità era un toro, mentre le pecore cantando vittoria si sono lanciate nel burrone. I moderati di questo paese devono affrontare l'ultima cruciale battaglia, quella del Consiglio degli Stati, dove il Ticino per la distribuzione paritaria dei seggi detiene una rappresentanza superiore al suo peso. Ritenuta scontata - e meritata - la rielezione di Filippo Lombardi, chi vogliamo affiancargli in Senato? Franco Cavalli, del quale ammiriamo le straordinarie doti professionali ma forse meno l'inclinazione sandinista? Fabio Abate, sugli scudi dalla defunta nomenclatura radicale? Suvvia. È evidente anche agli orbi che in parlamento sulla maggior parte delle istanze le scelte di Cavalli e Abate tenderanno a divaricarsi da quelle di Filippo Lombardi e dell'area moderata. E la prossima legislazione, con il suo minaccioso bagaglio di incertezze sul riassetto finanziario in EU e le ripercussioni sul sistema Svizzera, in particolare sulla nostra capacità di esportazione, si annuncia tosta come nessun'altra nella recente storia nazionale.
Rimane in lizza Sergio Morisoli, non certo un voltamarsina poiché nei fatti - ricordate meglio due leghisti di un Morisoli in governo? - venne epurato dal PLRT dai cacicchi e dai veleni di chi temeva il de profundis dell'egemonia radicale. Mentre Morisoli, con la sua lunga esperienza di grand commis dello Stato e la profonda conoscenza degli assetti economici del Cantone, si staglia come il partner naturale di un tandem ticinese agli Stati, l'uomo che fa squadra e concorre a creare condizioni di crescita. Quindi l'opzione è chiara: nel Ticino spendaccione (le uscite correnti, al netto del nuovo finanziamento ospedaliero, sono aumentate di 400 milioni negli ultimi 5 anni!) chi antepone la creazione di ricchezza alla sua distribuzione non può che votare Filippo Lombardi e Sergio Morisoli. Italia docet: con i debiti si fa poca strada.

