Dibattito politico in Ticino, limiti ed eccessi
Duro faccia a faccia tra il consigliere di Stato leghista e l'avvocato, ospiti a una conferenza promossa da IdeaLiberale
(Articolo pubblicato sul Corriere del Ticino il 26.01.2012)
? Che la serata sarebbe stata scoppiettante, lo si era intuito già dal bollettino d'invito, quando, sotto il titolo della conferenza (Il dibattito politico in Ticino, limiti ed eccessi) si sono scorti i nomi, fra i relatori, del consigliere di Stato leghista Marco Borradori e dell'avvocato e già procuratore pubblico Paolo Bernasconi , fra coloro che hanno dato vita al gruppo anti-leghista Salva Ticino. Il tema della serata, poi, chiamava in causa indirettamente la Lega e gli attacchi che settimanalmente compaiono sul suo domenicale nei confronti di politici, magistrati e persone che occupano posizioni di un certo rilievo: di fatto questo - e gli eventuali strumenti da mettere in campo per limitare il degenerare della comunicazione - è stato il tema predominante del dibattito promosso ieri sera a Paradiso dall'associazione Idealiberale, al quale ha presenziato una settantina di persone. Il socio fondatore Edo Bobbià ha subito inquadrato la questione, facendo riferimento alla Lega, ai suoi «toni roboanti» e «all'aggressività verbale» di certi attacchi. Ma forse in pochi si sarebbero immaginati che di lì a poco più di un'ora i toni si sarebbero alzati - pur senza scadere - anche nel dibattito in corso. Borradori e Bernasconi, messi a confronto e sollecitati da Giancarlo Dillena , direttore del «Corriere del Ticino», su temi che toccano la democrazia, la giustizia e la libertà d'espressione, si sono dapprima punzecchiati, difendendo le rispettive posizioni, e poi, hanno dato luogo ad un faccia a faccia manifestamente segnato da acredini non solo sulla sostanza ma anche di carattere personale.
Il primo a prendere la parola è stato Paolo Bernasconi che si è chiesto se «di fronte alla gravità di quello che si sta prospettando a livello economico sia giusto reagire con slogan del tipo «Berna cala le braghe». Bernasconi ha poi criticato il fatto che il nuovo Governo, con due leghisti, abbia voluto mostrare i muscoli bloccando i ristorni dei frontalieri. Borradori ha replicato che di fronte ad esternazioni come quelle di Tremonti era doveroso reagire. «Senza contare che altre forze politiche - fra cui PLRT e PPD - avevano sollecitato misure anche più forti». Riferendosi a Salva Ticino, si è quindi interrogato sul perché una simile levata di scudi sia avvenuta nel 2011, vent'anni dopo la creazione del Mattino. Borradori ha ammesso che la forma e i modi del domenicale possono essere impropri, «ma perché questa indignazione a corrente alternata?». E poi l'affondo: «Mai ho pensato di rispondere a un atto politico con un atto giudiziario». Bernasconi ha dal canto suo rilevato che da parte del Mattino «c'è la volontà di attaccare ogni persona che si trova in un posto di potere. Il linguaggio leghista è lo strumento di una strategia precisa, di conquista di posti, poltrone e appalti. Siamo di fronte all'intimidazione ambientale». Borradori si è però distanziato, una volta di più, da certi metodi, riaffermando la propria individualità e a sua volta ha criticato i metodi «garibaldini» di Salva Ticino. Marcello Foa , giornalista e direttore di TImedia, ha ampliato il discorso, ricordando che nel 1991, dopo la fine dell'Unione Sovietica, il modo di fare politica e comunicazione è cambiato, non solo in Ticino. «La politica per conquistare consensi va a solleticare l'istinto». Il docente di filosofia Franco Zambelloni ha dal canto suo rilevato che «il ridursi del tempo va di pari passo con il decadimento dello stile». Il punto è che più sale il tono più si va verso «l'effetto-osteria, con il rischio che tutti urlino per farsi sentire e nessuno capisca più niente». R.L.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 30 Gennaio 2012 07:47 )

